Allevamento degli animali: la proposta di etichettatura

La proposta di legge 2043 è stata presentata lo scorso 25 maggio da Ciwf Italia e da Legambiente: etichettatura nazionale e univoca per il metodo di allevamento degli animali. Così da mettere ordine sulle informazioni che si possono trovare su etichette di carne, latte e formaggi, a volte capaci di portare fuori strada un consumatore sempre più sensibile a questi temi.

Negli ultimi anni abbiamo avuto etichette piuttosto generiche sul benessere degli animali, spesso non una garanzia sul reale stato di salute in allevamento. La proposta di legge vorrebbe dare informazioni corrette al consumatore e valorizzare – attraverso l’etichetta – quelli allevamenti virtuosi che forniscono standard di benessere animale superiori e che, in questo modo, potranno essere premiati con maggiore visibilità nei confronti del consumatore. Si spera poi che questo diventi un circolo virtuoso che porti anche le aziende zootecniche a fare la stessa cosa per vedere premiati i propri prodotti.

Se la proposta sarà accettata, questa etichetta sarà facoltativa. Si baserà su quattro principi: indicazione del metodo di allevamento in etichetta, indicazione dell’uso o meno di gabbie, la presenza di almeno tre livelli di benessere per specie animale, chiarezza e comprensibilità. Sull’etichettatura del metodo di allevamento dei suini, sono stati distinti cinque livelli, da 0 a 5, di allevamento.

Biologico (0): accesso all’aperto costante; scrofe libere durante gestazione, parto e allattamento; svezzamento oltre i 40 giorni; rispetto dei requisiti di benessere per la certificazione biologica.

All’aperto (1): accesso costante all’aperto: scrofe libere durante gestazione, parto e allattamento; presenza di lettiera vegetale: assenza di castrazione chirurgica; svezzamento oltre i 40 giorni; area esterna facoltativa.

Al coperto (2): 30% di spazio in più rispetto ai termini minimi di legge; scrofe libere durante gestazione, parto e allattamento: presenza di lettiera vegetale; assenza di castrazione chirurgica; area esterna facoltativa.

Al coperto (3): ma con maggiori restrizioni per gli animali. Trenta per cento di spazio in più rispetto ai termini minimi di legge; scrofe in gabbia per sei giorni al massimo; uso di paglia come lettiera; castrazione chimica in anestesia; nessun accesso all’aperto.

Intensivo (4): requisiti minimi di legge sullo spazio; scrofe in gabbia; nessun accesso all’aperto.


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